apprendimento digitale - il virtuale tra medioevo e cyberspazio

l virtuale tra medioevo e cyberspazio
di Rodolfo Marchisio

  Un termine purtroppo abusato. - Diverse prospettive sul virtuale - Un concetto medievale
  Anche i concetti nuovi hanno una storia - Il virtuale tra mode e modelli


Un termine purtroppo abusato
Il termine di virtuale è uno dei molti di cui oggi si abusa.
Con l'effetto di far perdere di identità al concetto e di confondere i significati della parola.
Sicuramente si intende per realtà virtuale l'esperienza sensoriale e psicologica, mediata dalle tecnologie, che facciamo interagendo, attraverso casco e sensori, con ambienti costruiti, in parte, dalla interazione coi nostri sensi e col nostro cervello.
Però possiamo sentir definire virtuale una visita in 3D di una città o di un quadro o anche solo una visione a 360 gradi.
Ispirandosi a Negroponte, si tende inoltre spesso a considerare virtuale come sinonimo di digitale.
Tutto quanto è fatto di bit e non di atomi. In questo caso il concetto si sovrappone ad altri, soprattutto a quello di multimediale.
L'uso del concetto oscilla spesso fra significati tecnologici (casco e attrezzature avanzate) , ingegneristici (la costruzione di modelli che riproducono la realtà), psicologici (nuove frontiere dell'esperienza e della mente) e filosofici (virtuale contrapposto a reale, il vero contrapposto al falso, il nuovo contrapposto al vecchio, i limiti della conoscenza).
Vedi "Il senso del reale" nell'articolo Reale e virtuale di S.Penge con note di G. Albertini


  Un termine purtroppo abusato. - Diverse prospettive sul virtuale - Un concetto medievale
  Anche i concetti nuovi hanno una storia - Il virtuale tra mode e modelli

Diverse prospettive sul virtuale
Dal punto di vista pedagogico, Antinucci sostiene l'utilità educativa della Realtà virtuale.
Se infatti l'apprendimento senso-motorio-percettivo (le esperienze) è più istintivo e naturale, ma scomodo, perchè ci vuole tempo, esperienza, maestri; non è poi ripetibile e trasmissibile facilmente, se l'apprendimento simbolico è più comodo e trasmissibile, le NTC permettono di rendere comodo e trasmissibile anche l'apprendimento senso-motorio-percettivo.
Infatti la realtà virtuale ricrea elettronicamente (attraverso le simulazioni nda) ambienti percettivo-motori per fare esperienze. (Telema 13 e 16)
Sicuramente la realtà virtuale è il futuro delle simulazioni e simulazioni e realtà virtuale avranno sempre maggiore utilità didattica.
Da un punto di vista psicologico il dibattito è stimolante: il v. viene definito come una modalità dell'essere (Caronia, ibidem) o viene definita identità virtuale quel sè frammentato che emerge dal rapporto vissuto all'interno della rete (S.Turkle, ibidem).
Una interessante prospettiva è anche quella di chi osserva che la realtà virtuale ci permette di costruire mondi personalizzati (Telema 16 cfr in www.fub.it/telema/ )
Vedi "Virtuale: concetto e applicazioni" nell'articolo Reale e virtuale di S.Penge con note di G. Albertini

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Un concetto medioevale
Un autore che ha avuto il coraggio di prendere il problema alla lontana, anche per dimostrare che il virtuale lungi dall'essere un prodotto delle ultime tecnologie, èuna specie di categoria filosofica di quelle che si usavano nel Medio Evo (ma si trova già in Aristotele) è Pierre Lévy, nel suo impegnativo libro: P. Lévy Il virtuale, ed Cortina 1997.
Cos'è il virtuale per Lévy: "Trasformazione da una modalità dell'essere ad un'altra". "Niente a che vedere con il falso, l'illusorio, l'immaginario, piuttosto uno dei possibili modi di essere, contrapponibile non alla "realtà", ma alla "attualità" (dalla prefazione di G.Giorello). Infatti Lévy contrappone virtuale ad attuale e possibile a reale, definendole modalità dell'essere ancora presenti. Il virtuale sarebbe ciò che non è stato ancora messo in atto.
Il virtuale sarebbe la premessa, il problema, la potenzialità, che attraverso un progetto diventa possibile ed attraverso una implementazione diventa reale.
In questo processo di virtualizzazione ed attualizzazione il tempo e lo spazio sono fortemente modificati ed il primo viene visto come una dimensione psichica virtuale.
Il processo di lettura stesso sarebbe un processo di virtualizzazione del testo: leggere significa cominciare a sciogliere il testo, definito come un'interfaccia con se stessi.

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Anche i concetti nuovi hanno una storia
Il merito di Levy, purtroppo di non facile lettura, è di aver tolto il dibattito dall'alveo tecnico o moralistico, dimostrando la non novità del concetto e la continuità fra le problematiche del dibattito suscitato dalle più moderne tecnologie e la filosofia precedente (addirittura quella medioevale).
Anche per dimostrare agli entusiasti fautori delle "nuove" parole d'ordine che anche le idee più moderne hanno una storia, che, in parte, le spiega.

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Il virtuale fra mode e modelli
Alcuni interrogativi
Si direbbe insomma che il dibattito sulla realtà virtuale oscillando fra matematica, teorie dei modelli, tecnologia e filosofia, susciti e risollevi antichi e inquietanti interrogativi.
Lo testimoniano gli interventi sul già citato numero di Telema (T 16).
Gli interventi sono talora timorosi del nuovo o un po' moralistici (il virtuale è male il reale - naturale è bene), ma alcuni scavano più in profondità.
Restano alcune questioni su cui riflettere.
Il Virtuale si oppone al reale o ne è la prosecuzione? Qual'è il confine fra R e V, ammesso che esista o che esista ancora un confine, all'interno delle nuove tecnologie, fra le varie esperienze che facciamo e fra noi e le esperienze che facciamo?
Qual'è il confine fra l'IO che conosce, la conoscenza - esperienza - modellizzazione e la realtà conosciuta?
Forse non ha più molto senso domandarsi se esista una realtà (In sè) al di fuori della conoscenza che abbiamo di essa; è comunque vero che si conosce solo per modelli, per interpretazioni della realtà e che il concetto stesso di realtà è inquietantemente in dubbio.
D'altra parte la contrapposizione fra reale e virtuale perde di senso se pensiamo che la fisica moderna ci ha portato a scoprire che in fondo al reale, al concreto della materia, ci sono gli elettroni e i neutrini che sono immateriali. Che la materia non si può toccare con mano, perché è soltanto energia. Quella energia che sta alla base delle MTC.

"La natura è un libro scritto in lingua matematica" (Galilei) o che possiamo leggere attraverso modelli matematici. Forse è meglio dire, alla luce delle riflessioni sulla tecnologie, che la natura o realtà la si conosce costruendone modelli .
Secondo alcuni autori oggi costruendo modelli di software (Penge). Diventeremo tutti ingegneri o tutti filosofi?

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su Levy ci sono 1237 siti; su mediamente c'è la biografia
(http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/biografi/l/levy.htm)

Altre interviste etc su mediamente:
Intelligenza collettiva (http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy.htm )
Evoluzione del concetto di sapere nell'era telematica (http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy02.htm)
La comunicazione in Rete? Universale e un po' marxista (http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy03.htm)
C'è una "intelligenza collettiva" nel futuro dell'evoluzione umana
Da Telema 18:
(http://www.fub.it/telema/TELEMA18/Levy18.html)

Altro su Lévy (ma relativo a Cybercultura, il libro precedente)
http://dex1.tsd.unifi.it/bfp/levy.htm di Maria Chiara Pievatolo
http://www.archipress.org/levy/ (in francese)
Altro su Lévy (ma relativo a Intelligenze colletive, un libro ancora precedente)
http://www.t0.or.at/levy/plevy.htm (in francese)

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