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Un termine purtroppo abusato.
- Diverse prospettive sul virtuale - Un concetto
medievale Anche i concetti nuovi hanno una storia - Il virtuale tra mode e modelli |
Un termine purtroppo abusato
Il termine di virtuale è uno dei molti di cui oggi si abusa.
Con l'effetto di far perdere di identità al concetto e di confondere i significati
della parola.
Sicuramente si intende per realtà virtuale l'esperienza sensoriale e psicologica,
mediata dalle tecnologie, che facciamo interagendo, attraverso casco e sensori,
con ambienti costruiti, in parte, dalla interazione coi nostri sensi e col nostro
cervello.
Però possiamo sentir definire virtuale una visita in 3D di una città o di un
quadro o anche solo una visione a 360 gradi.
Ispirandosi a Negroponte, si tende inoltre spesso a considerare virtuale come
sinonimo di digitale.
Tutto quanto è fatto di bit e non di atomi. In questo caso il concetto si sovrappone
ad altri, soprattutto a quello di multimediale.
L'uso del concetto oscilla spesso fra significati tecnologici (casco e attrezzature
avanzate) , ingegneristici (la costruzione di modelli che riproducono la realtà),
psicologici (nuove frontiere dell'esperienza e della mente) e filosofici (virtuale
contrapposto a reale, il vero contrapposto al falso, il nuovo contrapposto al
vecchio, i limiti della conoscenza).
Vedi "Il senso del reale" nell'articolo Reale e virtuale di S.Penge con note di G. Albertini
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Un termine purtroppo abusato.
- Diverse prospettive sul virtuale
- Un concetto medievale Anche i concetti nuovi hanno una storia - Il virtuale tra mode e modelli |
Diverse prospettive sul virtuale
Dal punto di vista pedagogico, Antinucci sostiene l'utilità educativa della
Realtà virtuale.
Se infatti l'apprendimento senso-motorio-percettivo (le esperienze) è più istintivo
e naturale, ma scomodo, perchè ci vuole tempo, esperienza, maestri; non è poi
ripetibile e trasmissibile facilmente, se l'apprendimento simbolico è più comodo
e trasmissibile, le NTC permettono di rendere comodo e trasmissibile anche l'apprendimento
senso-motorio-percettivo.
Infatti la realtà virtuale ricrea elettronicamente (attraverso le simulazioni
nda) ambienti percettivo-motori per fare esperienze. (Telema 13 e 16)
Sicuramente la realtà virtuale è il futuro delle simulazioni e simulazioni e
realtà virtuale avranno sempre maggiore utilità didattica.
Da un punto di vista psicologico il dibattito
è stimolante: il v. viene definito come una modalità dell'essere (Caronia, ibidem)
o viene definita identità virtuale quel sè frammentato che emerge dal rapporto
vissuto all'interno della rete (S.Turkle, ibidem).
Una interessante prospettiva è anche quella di chi osserva che la realtà virtuale
ci permette di costruire mondi personalizzati (Telema 16 cfr in www.fub.it/telema/
)
Vedi "Virtuale: concetto e applicazioni" nell'articolo Reale e virtuale di S.Penge con note di G. Albertini
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- Diverse prospettive sul
virtuale - Un concetto medievale
Anche i concetti nuovi hanno una storia - Il virtuale tra mode e modelli |
Un concetto medioevale
Un
autore che ha avuto il coraggio di prendere il problema alla lontana, anche
per dimostrare che il virtuale lungi dall'essere un prodotto delle ultime tecnologie,
èuna specie di categoria filosofica di quelle che si usavano nel Medio
Evo (ma si trova già in Aristotele) è Pierre Lévy, nel suo impegnativo
libro: P. Lévy Il virtuale, ed Cortina 1997.
Cos'è il virtuale per Lévy: "Trasformazione da una modalità dell'essere
ad un'altra". "Niente a che vedere con il falso, l'illusorio, l'immaginario,
piuttosto uno dei possibili modi di essere, contrapponibile non alla "realtà",
ma alla "attualità" (dalla prefazione di G.Giorello). Infatti Lévy contrappone
virtuale ad attuale e possibile a reale, definendole modalità dell'essere ancora
presenti. Il virtuale sarebbe ciò che non è stato ancora messo in atto.
Il virtuale sarebbe la premessa, il problema, la potenzialità, che attraverso
un progetto diventa possibile ed attraverso una implementazione diventa reale.
In questo processo di virtualizzazione ed attualizzazione il tempo e lo spazio
sono fortemente modificati ed il primo viene visto come una dimensione psichica
virtuale.
Il processo di lettura stesso sarebbe un processo di virtualizzazione del testo:
leggere significa cominciare a sciogliere il testo, definito come un'interfaccia
con se stessi.
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Anche i concetti nuovi hanno una storia
Il merito di Levy, purtroppo di non facile
lettura, è di aver tolto il dibattito dall'alveo tecnico o moralistico, dimostrando
la non novità del concetto e la continuità fra le problematiche del dibattito
suscitato dalle più moderne tecnologie e la filosofia precedente (addirittura
quella medioevale).
Anche per dimostrare agli entusiasti fautori delle "nuove" parole d'ordine che
anche le idee più moderne hanno una storia, che, in parte, le spiega.
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Il virtuale fra mode e modelli
Alcuni interrogativi
Si direbbe insomma che il dibattito sulla
realtà virtuale oscillando fra matematica, teorie dei modelli, tecnologia e
filosofia, susciti e risollevi antichi e inquietanti interrogativi.
Lo testimoniano gli interventi sul già citato numero di Telema (T 16).
Gli interventi sono talora timorosi del nuovo o un po' moralistici (il virtuale
è male il reale - naturale è bene), ma alcuni scavano più in profondità.
Restano alcune questioni su cui riflettere.
Il Virtuale si oppone al reale o ne è la prosecuzione? Qual'è il confine fra
R e V, ammesso che esista o che esista ancora un confine, all'interno delle
nuove tecnologie, fra le varie esperienze che facciamo e fra noi e le esperienze
che facciamo?
Qual'è il confine fra l'IO che conosce, la conoscenza - esperienza
- modellizzazione e la realtà conosciuta?
Forse non ha più molto senso domandarsi se esista una realtà (In sè)
al di fuori della conoscenza che abbiamo di essa; è comunque vero che si conosce
solo per modelli, per interpretazioni della realtà e che il concetto
stesso di realtà è inquietantemente in dubbio.
D'altra parte la contrapposizione fra reale e virtuale perde di senso se pensiamo
che la fisica moderna ci ha portato a scoprire che in fondo al reale, al concreto
della materia, ci sono gli elettroni e i neutrini che sono immateriali. Che
la materia non si può toccare con mano, perché è soltanto energia. Quella energia
che sta alla base delle MTC.
"La natura è un libro scritto in lingua matematica"
(Galilei) o che possiamo leggere attraverso modelli matematici. Forse è meglio
dire, alla luce delle riflessioni sulla tecnologie, che la natura o realtà la
si conosce costruendone modelli .
Secondo alcuni autori oggi costruendo modelli di software (Penge). Diventeremo
tutti ingegneri o tutti filosofi?
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virtuale - Un concetto
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su Levy ci sono 1237 siti; su mediamente c'è la biografia
(http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/biografi/l/levy.htm)
Altre interviste etc su mediamente:
Intelligenza collettiva (http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy.htm )
Evoluzione del concetto di sapere nell'era telematica (http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy02.htm)
La comunicazione in Rete? Universale e un po' marxista (http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy03.htm)
C'è una "intelligenza collettiva" nel futuro dell'evoluzione umana
Da Telema 18:
(http://www.fub.it/telema/TELEMA18/Levy18.html)
Altro su Lévy (ma relativo a Cybercultura, il libro precedente)
http://dex1.tsd.unifi.it/bfp/levy.htm di Maria Chiara Pievatolo
http://www.archipress.org/levy/ (in francese)
Altro su Lévy (ma relativo a Intelligenze colletive, un libro ancora precedente)
http://www.t0.or.at/levy/plevy.htm (in francese)