Scuola - Che cosa insegno quando insegno nel laboratorio di informatica.
Che cosa insegno quando insegno nel laboratorio di informatica
di Giancarlo Albertini gianalb@etabeta.it

Il titolo, che fa il verso ad una famosa raccolta minimalista di racconti intitolata appunto Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver, propone una prospettiva di osservazione minima per tentare di capire quale apprendimento e quali processi avvengono davanti allo schermo di un PC in una scuola. E come Carver, eliminato l’inutile, descritto un apparente vuoto, con parole a prima vista troppo semplici applicate a descrivere fatti in apparenza troppo semplici, troppo banali, troppo insignificanti, troppo perché dietro non possa esserci un qualche segreto e un qualche senso, descriverò quello che talvolta mi sembra di vedere o di intravedere.

Nel laboratorio non insegno certo informatica, pur essendo stato preso da entusiasmo per Negroponte e per le prospettive di cambiamento che le nuove tecnologie offrono, per le macchine, per i programmi. I bambini seguivano, venivano dopo. Erano sospinti nell’informatica e oltretutto senza grande fatica perché attratti già per i fatti loro dalla magia dell’interattività.

Ho utilizzato in questi anni tutti i programmi che mi sono stati consigliati o che ho scoperto da solo, didattici e non, forzando molto spesso la didattica ad adattarsi alle forme del software. Lavorare con i computer è un mezzo e non un fine.

Nel laboratorio non insegno italiano, storia o geografia con ausili informatici; certo le infinite risorse di Internet, la manipolabilità nei processi di scrittura, disegno, presentazione hanno profondamente influenzato il mio modo di lavorare, non riuscirei a tornare indietro, ma anche questo non è propriamente quello che faccio nel laboratorio.

Piuttosto osservo gli allievi mentre imparano e in una scuola che ha finora privilegiato un apprendimento di tipo linguistico verbale ed ha quindi valutato prima di tutto l’intelligenza adatta a questo tipo di lavoro mentale, spendo energie per identificare profili cognitivi, modalità di approccio ai problemi, punti di forza, punti di debolezza. E con i ragazzi e le ragazze che sono davanti ad uno schermo di PC ho ripreso gusto a farlo.

Quello che è cambiato infatti, o meglio quello che sta cambiando nelle nuove generazioni, è l’approccio ai problemi: un approccio iconico, né teorico né empirico, né astratto né concreto, mediato dalle nuove tecnologie e dalle nuove modalità di comunicazione.

E mi faccio guidare all’osservazione del quotidiano minimale da D.R. Olson: "ci sono tanti modi di essere intelligenti, quanti sono i linguaggi con cui possiamo rappresentare la nostra esperienza".

L’osservazione di come i diversi allievi rispondono ad uno stesso stimolo, di come eseguono uno stesso compito, seguendo strade creative differenti, di come superano o aggirano gli ostacoli che si trovano di fronte, spinge a cogliere la pluralità interculturale, ma anche quella interpersonale ed intrapersonale.

Certo leggendo Norman , l’impressione forte da insegnante è che le sue osservazioni critiche sul computer, destinato a scomparire e destinato a diventare invisibile, si debbano applicare anche alla didattica.

Se la struttura nella quale si utilizzano i PC nella scuola è il laboratorio, allora è proprio il laboratorio che deve diventare invisibile.

Anche se in questa fase il laboratorio serve per creare e sperimentare una serie di punti fermi, di attività collaudate, di procedure efficaci, di esperienze didattiche efficienti. E come in ogni laboratorio, oltre ai ricercatori, troviamo anche cavie, gli allievi, cavie che mi propongono un ruolo nuovo e mi impongono nuove procedure e tecniche didattiche.

Il laboratorio è un luogo magico e mi ricorda il laboratorio di Matetica frutto di suggestioni di Papert. Esiste l’arte di insegnare ed ha anche un nome, didattica, mentre l’arte di apprendere non ce l’ha ed allora eccola matetica, termine bruttino forse solo perché non ci siamo abituati.

In questo particolare laboratorio docenti e alunni, ricercatori e cavie, sono stimolati e sostenuti nei loro processi di apprendimento in libere attività connesse all’uso dei computer. Si tratta di un ambiente che incoraggia esplorazioni e scoperte, che permette scambi di informazioni e conoscenze, un ambiente in cui tutti imparano da tutti, i più esperti aiutano i meno esperti in un arricchimento reciproco. Lì si impara ad imparare, attitudine utile non solo a scuola.

Certo riuscire a verificare conoscenze e abilità che si costruiscono e si strutturano in tempi del tutto personali, richiede attenzione ed altrettanto tempo, soprattutto mentale, poiché si tratta di tempo di attesa.

Ma non è altrettanto difficile spesso verificare se l’allievo che ci ha dichiarato una conoscenza, ha veramente compreso?

In questo laboratorio di matetica governo o cerco di governare la cooperazione: con gruppi di allievi che svolgono compiti diversi in modo parallelo per raggiungere un comune obiettivo e cerco di governare anche la collaborazione quando tutti partecipano ad un unico compito e governo anche la condivisione di risorse e quindi sono a contatto con una vera e propria intelligenza collettiva.

Progressivamente nel corso della scrittura la frase del titolo è diventata Cosa imparo quando insegno nel laboratorio di informatica. Quando entro con un gruppo di allievi, so chi sono io e chi sono loro, ho in mente un progetto di lavoro commisurato al tempo che abbiamo davanti, ma in quel tempo accade quasi sempre qualcosa che mi sconcerta.



Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, Milano, Garzanti,1995

Nicholas Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer, 1995 D.R.

Olson, Fare, dire, pensare: linguaggi e processi cognitivi in C. Pontecorvo, P. Guidoni (a cura di), Scienza e scuola di base, Iei, Roma, 1979

Donald A. Norman, Il computer invisibile, Apogeo, Milano, 2000

Il termine deriva da una famiglia di parole greche connesse all'apprendimento: mathematikos significa predisposto ad imparare, mathema "una lezione" e manthano è il verbo per imparare.

Seymurt Papert., I bambini e il computer, Rizzoli E. , 1994

Esperienze di laboratorio di matetica si possono leggere in rete agli indirizzi:
http://www.romacivica.net/prog_scuole/neruda/articoli/didam.html e
http://www.romacivica.net/prog_scuole/botticel/matetica/matetica.htm


Indice