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Ipertesti narrativi elettronici
di Mario Gineprini

  Qualche interrogativo e un'ipotesi di ricerca - Lo stato delle cose
  Lo specifico della narrativa elettronica - Bibliografia

Qualche interrogativo e un'ipotesi di ricerca

L'ipertesto, questa "nuova tecnologia culturale" che sta determinando profonde mutazioni nel nostro tradizionale modo di leggere e di scrivere, cambierà anche il modo di fare letteratura? Uno sviluppo narrativo degli ipertesti ha reali possibilità di sviluppo? L'elemento più caratterizzante della logica ipertestuale, ovvero il link, funziona perfettamente se è utilizzato quale dilatatore di informazioni, ma può svolgere altrettanto efficacemente una funzione affabulativa? E d'altro canto la narrativa ipertestuale non rischia di sfondare finestre già ampiamente spalancate dalla letteratura? Non è ormai scontato che nella cultura della narrativa ci sono (eccome!) i link e che soltanto un lettore ingenuo (o stupido, come dice M. Blonsky) legge in modo unidirezionale, senza violare la "debole legalità del libro"? È difficile leggere romanzi che non contengano nodi e link attivati dalla lettura e, tenuto conto che questa ipertestualità, come tutte peraltro, è determinata non solo dalla volontà dell'autore ma anche dalle motivazioni e conoscenze del lettore, non faremo fatica a trovarne numerosi esempi (P. Fezzi). E questo senza ricorrere necessariamente alla letteratura sperimentale. Più semplicemente basta pensare a tutte le opere narrative in cui gli eventi sono narrati da diverse prospettive o in cui si operano sbalzi cronologici-spaziali o, ancora, si sovrappongono diversi piani narrativi. E allora che la narrativa affianchi alla lettura lineare rimandi ed associazioni generate dal testo mi pare non soltanto un dato di scontata evidenza, ma, soprattutto, l'aspetto in cui risiede il fascino della lettura, la capacità di catturarci nelle sue trame, di affascinarci con il suo potere evocativo. La lettura di un testo narrativo è tanto più piacevole ed interessante quanto alto è il suo tasso di ipertestualità.
È innegabile, però, che lo sviluppo delle nuove tecnologie, e in questo caso soprattutto di Internet, sta creando un nuovo linguaggio, destinato a influenzare i processi creativi di qualsiasi genere di opera d'arte (F. Carlini). In particolare, la dimensione reticolare e la continua manipolabilità degli ipertesti costituiscono una sfida verso tutte le forme tradizionali di racconto e narrazione e impongono l'individuazione di possibili parametri per una valutazione estetico-letteraria di opere narrative ipertestuali e per la definizione di un nuovo canone letterario.
Nel tentativo di rispondere parzialmente a questi problemi e di avanzare alcuni spunti di riflessione per la configurazione di questo nuovo prodotto di scrittura e lettura riteniamo che, innanzitutto, sia necessario analizzare sinteticamente lo stato delle cose, compiere un veloce excursus sui rapporti esistenti fra letteratura e media elettronici. In secondo luogo, tenteremo di delimitare le specificità dell'ipertesto narrativo elettronico, rispetto a tutte le altre forme di narrativa testuale, comprese quelle non lineari delle avanguardie letterarie e filosofiche, ipotizzando le direzioni lungo le quali convogliare una creatività narrativa che voglia effettivamente sfruttare le potenzialità del medium elettronico.


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  Lo specifico della narrativa elettronica - Bibliografia

Lo stato delle cose

Le forme attraverso cui si sta consumando il rapporto tra narrativa e media elettronici sono molteplici e sempre più frequenti e possiamo distinguerle in almeno quattro indirizzi:
Via promozionale/commerciale
Si sta moltiplicando il numero di autori che utilizzano Internet per la promozione e la commercializzazione dei loro libri. Ma è ovvio che questo fenomeno, ai fini della nostra ricerca, risulta del tutto marginale ed ininfluente. Se Baricco pubblica in anteprima su Internet il primo capitolo del suo ultimo romanzo, è chiaro che il fenomeno riguarda esclusivamente le possibilità di convivenza e collaborazione commerciale fra la tradizione e la tecnologia. Per la definizione dell'estetica, della retorica della narrativa elettronica si deve cercare altrove.
Via critico-didattico
La rete e la logica ipertestuale vengono sempre più utilizzata anche per lo studio critico della letteratura, ad esempio nelle università statunitensi prolificano i corsi accademici che impiegano lo strumento informatico per l'insegnamento della letteratura e la costruzione di ipertesti didattici. Generalmente si parte da un testo primario o da un autore e si articola la ricerca viaggiando attraverso testi secondari collegati fra loro, oppure aggiungendo testi e collegamenti. Sugli aspetti infinitamente positivi che un approccio simile determina sulla formazione letteraria rimando agli studi di G. Landow dove è possibile estrapolare anche un'ampia bibliografia. E per questa ragione, mi limito a consigliare un solo esempio: la costruzione di un anti-modello non lineare dell'edificio del Decameron di Boccaccio, realizzato da M. Riva, coadiuvato da un gruppo di dottorandi del Dipartimento di Italianistica della Brown University. Anche questo secondo modo di coniugare letteratura ed elettronica esula dalle nostre ricerche; infatti, non siamo ancora nel territorio della narrativa ma della critica letteraria.
Via collaborativa/partecipativa
Un altro modo di incontro fra la rete e la scrittura elettronica prevede un approccio collaborativo/partecipativo alla creazione o manipolazione dell'opera letteraria.
N. Balestrini, ad esempio, a partire da una sua poesia ha realizzato la costruzione collaborativa da parte dei lettori di un'opera ipertestuale a più mani. Ai contributi era stato posto un solo limite: dovevano essere legati ad una parola del brano matrice o dagli interventi di altri lettori già pervenuti. Un altro esempio di interazione fra narrativa ed elettronica è fornito dal romanziere S. Nievo che, pubblicato on-line un suo romanzo, ha consentito ai lettori, attraverso un sistema di estrazione casuale dei capitoli, di scomporre e ricomporre il testo a loro piacimento. Non sono esperimenti particolarmente nuovi ed originali, inevitabilmente il pensiero non può che andare alle creazione ludiche dell'Oulipo. È vero, però, che anche negli Stati Uniti esperienze simili sono ampiamente collaudate e vedono per protagonisti scrittori cartacei largamente affermati. J. Updike ha guidato una scrittura collaborativa di un cyber-thriller e R. Coover da anni lavora in questa direzione con gli studenti dei suoi corsi di scrittura creativa.
Via sperimentale-creativa
L'ultimo elemento che intendiamo sottolineare riguarda ciò che più da vicino ci interessa, ovvero la creazione di autonome costruzioni narrative elettroniche ipertestuali.. Anche in questo caso non mancano gli esempi: dall'ormai citatissimo Afternoon di M. Joyce al tentativo assai semplicistico di M. A. Garcia (entrambi facilmente reperibili su dischetto), per arrivare alle numerose opere che sono rintracciabili on-line (e in lingua inglese). Per chi voglia farsi un giretto in rete è a disposizione un'ampia bibliografia. Ci troviamo, però, di fronte ad operazioni variamente articolate in cui si differenziano i livelli di reticolarità, di interattività e di multimedialità. È chiaro che un quadro cosi ampio e variegato richiede la definizione di alcuni "paletti" che delimitino e contemporaneamente definiscano lo specifico della narrativa elettronica.


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Lo specifico della narrativa elettronica

Gli elementi specifici della narrativa elettronica ipertestuale che dovrebbero definirne la natura e contemporaneamente indicarne i canoni estetici e le regole grammaticali si possono ridurre a tre:
Ridefinizione della struttura narrativa (reticolarità)
La prima caratteristica fondamentale della narrativa elettronica, e mi pare ovvio, sarà data dalla rottura della linearità sequenziale e dalla organizzazione reticolare delle unità narrative che si configureranno quali microstrutture autonome che, oltre a determinare gli input per gli sviluppi successivi, conterranno gli elementi adeguati ad un'esistenza narrativa autosufficiente. Le sequenze narrative non sono più regolate dalla sintassi e dai vincoli della narrazione ma sono inserite in una dimensione spazio-temporale aperta, in una struttura fluida e libera, in cui vi sarà una moltiplicazione dei punti di vista. Quali sono le conseguenze immediate di un'architettura di questo genere in cui viene messo in discussione un ordine narrativo prestabilito? Vengono meno alcune fra le marche (e le sicurezze) che timbrano la testualità: non siamo più di fronte ad una struttura definita, delimitata. La narrativa viene privata delle caratteristiche di unità: inizio-sviluppo-fine, coerenza, coesione. È evidente, allora, che non si mette in crisi soltanto il concetto di trama e il relativo rapporto tra fabula e intreccio, ma anche tutti gli altri elementi costitutivi del testo narrativo, così come sono stati riconosciuti (santificati?) dalla narratologia, vengono messi in discussione e vanno ridefiniti. I personaggi e la loro caratterizzazione, l'ambientazione, la figura del narratore e i vari gradi di focalizzazione vanno rivisti alla luce di una struttura narrativa materialmente non più vincolata alla logica di uno sviluppo unidirezionale. Ciò probabilmente significherà anche rinunciare ai livelli di coinvolgimento propri di un intreccio lineare. Strutture narrative reticolari richiedono uno sviluppo policentrico, scarsamente incanalato e difficilmente conciliabili con la presenza di colpi di scena, agnizioni, climax, determinazioni prolettiche o metonimiche. Inoltre, poiché ogni nodo narrativo dovrà aprirsi a più strade salvaguardando la coerenza narrativa e il tono di tutte le vicende che lo percorrono vi sarà la tendenza alla brevità, alla sintesi (richieste anche dalle dimensioni ridotte dello schermo) e allo sviluppo di riferimenti esclusivamente intratestuali. C'è il rischio per l'autore e per il lettore di rinchiudersi in un universo autoreferenziale, privo di sbocchi verso l'esterno per garantirsi una sopravvivenza coerente.
Infine, la rottura della sequenzialità affabulativa, sostituendo ad una storia determinata molteplici percorsi narrativi, determina per il fruitore del prodotto letterario la possibilità di moltiplicare e registrare le letture. Nella narrativa ipertestuale, come dice J. Bolter, non vi è una storia ma solo tante possibili letture. E così entriamo nel secondo aspetto caratterizzante il rapporto narrativa ed elettronica: la ridefinizione dei ruoli di autore e lettore.
Ridefinizione del rapporto autore-lettore (interattività)
È vero, la partecipazione e il coinvolgimento del lettore nel lettore nelle vicende narrative si verificano da sempre e senza l'ausilio del mouse. La finzione letteraria, diceva U. Eco, crea un mondo di cui ovviamente non può dire tutto. È compito del lettore collaborare colmando, secondo le indicazioni dell'autore e la sua sensibilità, gli spazi vuoti. "Ogni testo è una macchina pigra che chiede al lettore di fare parte del proprio lavoro". Ma è indubbio che con la narrativa elettronica, inevitabilmente, si andrà assottigliando la distinzione fra autore e lettore e si determinerà un ventaglio di possibili rapporti fra essi, a patto che si crei un reale livello di interattività. Infatti, mi pare semplicistica l'ipotesi che vede il lettore sostituire automaticamente l'autore. Un rafforzamento naturale del ruolo del lettore non è un dato naturale acquisito.
Da una parte, l'atto della lettura è più libero, forse anche più giocoso; è destinato a configurarsi sempre più operazione plastica e flessibile, in assenza delle recinzioni perimetrali che delimitano gli estremi della struttura narrativa tradizionale. Ma dall'altra come non pensare a chi afferma che questo genere di libertà alla lunga annoia, impedisce al lettore di vivere "il brivido del destino", annulla la possibilità di muoversi entro lo "spazio semiotico" lasciato aperto da ciò che è potenziale ma non ancora realizzato? Affermare che con il mezzo elettronico il lettore non può fare a meno di scrivere nel testo, poiché ogni scelta è già un atto di scrittura, mi pare azzardato. Il lettore sceglie, ma lo fa all'interno di percorsi costruiti, di finestre, immagini, suoni predisposti da un autore. Potrebbe, quindi, esserci, in realtà una riduzione della libertà del lettore al quale viene negata la possibilità di attivare, grazie al testo, quei processi ipertestuali (non elettronici) che la sua soggettività, emozioni e conoscenze potrebbero determinare. Un lettore attivo ma derubato della sensualità della tensione narrativa o un lettore passivo, che in cambio dei piaceri dell'immersione nei godimenti del plot, offre deleghe in bianco all'autore?
Anche la figura dell'autore si presta a diverse e antitetiche interpretazioni. È vero che l'autore sembra indebolirsi, rinunciando al potere di architettare l'intreccio, ma contemporaneamente potrebbe aumentare il suo peso, avendo la possibilità di incanalare il lettore lungo percorsi prestabiliti ed elettronicamente programmati. È chiaro che la ridefinizione dei rapporti fra autore e lettore si ha soltanto laddove è possibile un'espansione del testo che sfugge al controllo censorio di una authorithing. L'obiettivo non è un'interattività stupida (ovvero l'opportunità di scegliere quale opzione cliccare) quanto una interattività intelligente che pone il lettore nella condizione di partecipare alla creazione narrativa. Il segno del livello di interattività sta nella apertura del testo ad operazioni di manipolazione, montaggio e rimontaggio.
Ridimensionamento della priorità del linguaggio verbale (multimedialità)
Un ultimo aspetto specifico della letteratura elettronica è dato dall'inevitabile ridimensionamento del testo scritto e della convivenza con altre forme di linguaggio. Affinché la narrativa ipertestuale assuma rilevanza e dignità ed esca dall'angola della sperimentazione, è necessario che non si limiti a riproporre elettronicamente tecniche proprie della narrativa tradizionale ma si sforzi di esplorare quali specifici contenuti e forme di affabulazione il computer consente. Se si continua a restare nella logica del testo narrativo, le difficoltà a produrre lavori che sfruttino realmente le offerte avanzate dalla tecnologia all'immaginario continueranno a scontrarsi da una parte con i limiti imposti dallo schermo del computer e dall'altra con quelli imposti dalla struttura narrativa tradizionale che, per quanto anticonvenzionale e destrutturata, è naturalmente predisposta per una fruizione lineare e non interattiva ed è caratterizzata da un'alta coesione interna. È indispensabile uscire dalla logica che prevede l'uso del PC e del suo schermo "solo per simulare un foglio di carta, rinunciando a sfruttarne quelle caratteristiche di medium che lo contraddistinguono, e che carta e strumenti tradizionali di scrittura non possiedono" (D. Scavetta). Dovremmo smettere di preoccuparci o rallegrarci per l'ipotetica morte del libro (J. Bolter) ed iniziare a pensare alla narrativa tradizionale e ai futuri prodotti della narrativa elettronica (anche se, forse, a questo punto dovremmo trovarle un altro nome) come a due tipologie artistiche diverse che utilizzano strumenti e linguaggi diversi. Per la prima volta viene offerta la possibilità di raccontare una storia utilizzando contemporaneamente il testo scritto e quello orale, le immagini statiche e in movimento, i suoni. Per la prima volta, il testo scritto può avvalersi del linguaggio specifico di tutte le altre forme di comunicazione dal teatro alla fotografia, dal cinema alla radio. Mixare questi diversi linguaggi fino alla creazione di uno nuovo è l'impegno faticoso e creativo, di chi vorrà darà vita a questa nuova forma artistica. È una sfida affascinante, ma che può partorire banalità sorprendenti o portare alla riproposizione mascherata di ciò che già esiste. Non è semplice definire le regole di una nuova forma di affabulazione che si avvale di uno strumento specifico, completamente diverso dalla pagina di un libro ma anche dallo schermo di un cinema. Ritengo, però, che questo sia il compito degli artisti interessati allo sviluppo della narrativa elettronica: creare la grammatica e la retorica di una nuova forma artistica.


È bene precisare ancora che questa tensione alla reticolarità non appartiene soltanto alla narrativa elettronica ma anche ai romanzi cartacei. A titolo esemplificativo vorrei soffermare brevemente l'attenzione su "Waterland" di G. Swift, un romanzo di cui parla anche G. Landow a proposito di letteratura ipertestuale. In questo bellissimo romanzo, l'autore narra gli eventi e la ricostruzione della vita di un uomo, un professore di storia, con il racconto di episodi storici ed autobiografici disseminandoli e intessendoli in modo non sequenziale. I racconti sono avviati, interrotti, ripresi e incapsulati. La costruzione del testo narrativo prende atto della natura reticolare con cui si presenta l'avvicendarsi delle vicende. "La storia - dice il narratore nel corso del romanzo - va indietro mentre va avanti. Si annoda su se stessa, imbocca deviazioni. Non lasciatevi prendere dall'illusione che la storia sia una colonna ben disciplinata e indefettibile che marcia diritta" (pagg. 134-135). Nella narrativa, come nella vita, si cerca di ricomporre la contraddizione (solo apparente?) fra la percezione del tempo come svolgimento lineare di una catena di avvenimenti causali e il tempo come una ragnatela di storie correlate più o meno casualmente. Il senso profondo della narrativa (cartacea ed elettronica) forse è proprio quello di esprimere e riorganizzare una totalità dispersa, sfruttando gli strumenti a disposizione.


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  Lo specifico della narrativa elettronica - Bibliografia

Bibliografia

M. Blonsky, "Questa è la mia ricerca nella letteratura in rete. Quanta banalità. E che noia!", Telema, 9, 1997.
Uno dei più noto studiosi americani di semiotica ha navigato in Internet alla ricerca della produzione letteraria digitale e, come è facile dedurre dal titolo, non ha trovato dati particolarmente entusiasmanti ma invenzioni letterarie scontate. Il testo contiene alcune indicazioni bibliografiche e l'indirizzo di alcuni siti estremamente utili ai fini della ricerca


Per un'analisi più approfondita della ipertestualità cartacea rimando ad un articolo di P. Fezzi, "Gli ipertesti. Un nuovo media?", contenuto in "Oltre il testo: gli ipertesti - Scienze umane e nuove tecnologie", a cura di M. Ricciardi, Franco Angeli, 1994

F. Carlini, "Lo stile del web. Parole e immagini nella comunicazione in rete", Einaudi, 1999.
Questo testo ci pare fra quelli attualmente in circolazione, il più attento e il più aggiornato nell'analisi delle influenze esercitate dalla reticolarità sulle pratiche creative della lettura e della scrittura. L'argomento viene affrontato in modo particolarmente interessante anche in un dialogo fra U. Eco e lo storico francese della lettura R. Chartier, pubblicato nelle pagine culturali di "la Repubblica" del 12/05/1999 con il titolo "Navigando tra libri e computer".


G. P. Landow, "L'ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria", Bruno Mondadori, 1998.
Studioso di letteratura inglese e costruttore di ipertesti, l'autore esamina l'uso dell'ipertesto nella didattica e nella ricerca letteraria oltre che nella narrativa.


Sito sul Decamerone a cura di M. Riva

I risultati dell'esperimento di N. Balestrini, condotto in collaborazione con Rai - Mediamente. Nel sito di Mediamente, inoltre, sono reperibili le opinioni di molti romanzieri sulla scrittura elettronica, fra cui A. Baricco, I. McEwan, G. Pontiggia, M. Vargas Llosa, V. Magrelli, M. Serra e G. De Rienzo.

L'esperimento di S. Nievo ha come riferimento il sito Pickwick.

"Oulipo - La letteratura potenziale (Creazioni Ri - creazioni Ricreazioni)" a cura di R. Campagnoli e Y. Hersant, Editrice CLUEB Bologna.

R. Coover, autore di importanti romanzi cartacei tradotti anche in italiano ("La babysitter" e "Sculacciando la cameriera" editi da Guanda, "La festa di Gerald" e "Una serata al cinema" editi da Feltrinelli) e insegnante di creative writing alla Brown University, si è occupato ed ha scritto di ipertestualità e narrativa. Una accurata descrizione di un romanzo ipertestuale, "Hypertext Hotel", che egli ha realizzato insieme ai suoi allievi è stata effettuata da G. Melloni. E per chi avesse voglia di rintracciarlo, R. Coover sull'argomento narrativa elettronica ha pubblicato un famoso articolo nel "The New York Times Book Review" (29 Aug., 1993) ed intitolato "Hyperfiction: novels for the computer".

L. Miglioli, M. Joyce, "Ra-dio - Afternoon", Castelvecchi - Synergon, 1993 (con dischetto).
Afternoon è una storia di genere fantascientifico, composta da episodi della lunghezza di qualche centinaio di parole. A partire dal quadro iniziale, l'ordine con cui i vari brani, tutti compilati dall'autore, vengono letti è di volta in volta determinato dal lettore. Non vi è, perciò, una storia predeterminata, ma ogni lettura produce un peculiare andamento delle vicende.


C. Rovelli, M.A. Garcia, "I percorsi dell'ipertesto", Castelvecchi - Synergon, 1993 (con dischetto).
Insieme al libro, viene fornito un dischetto dove si trova un esempio, per la verità poco convincente, di narrativa elettronica: "Border Line" di M.A. Garcia. Il racconto, attraverso uno schema decisionale-narrativo molto semplice, racconta la storia di un passaggio clandestino della frontiera fra Usa e Messico.


Numerose indicazioni per raggiungere romanzi ipertestuali on-line sono forniti da G. P. Landow, "L'ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria", Bruno Mondadori, 1998 (pagg. 223-270).
Descrizioni e indirizzi linkabili di narrativa elettronica si trovano anche nei seguenti articoli:
M. Oliva e J. Johnson, "Internet, testualità, configurazione. Alla ricerca di una narrativa interattiva non lineare"
M. Blonsky, "Questa è la mia ricerca nella letteratura in rete. Quanta banalità. E che noia!", Telema, 9, 1997
G. Lughi, "Ipertesti letterari e labirinti narrativi"


G. Swift, "Waterland - Il paese dell'acqua", Garzanti, 1986

"Il principio di campionatura della molteplicità potenziale del narrabile è alla base de "Il castello dei destini incrociati", che vuol essere una specie di macchina per moltiplicare le narrazioni partendo da elementi figurali dai molti significati possibili come un mazzo di tarocchi. Il mio temperamento mi porta allo scrivere breve e queste strutture mi permettono d'unire la concentrazione nell'invenzione e nell'espressione con il senso delle potenzialità infinite"
I. Calvino, "Lezioni americane", Garzanti, 1988


J. Bolter, "Lo spazio dello scrivere - Computer, ipertesti e storia della scrittura", Vita e Pensiero, 1993.
L'autore dedica una parte consistente della sua analisi alla narrativa interattiva (pagg. 153-186)


I libri in cui U. Eco si è occupato in modo particolare dei rapporti fra autore e lettore nella narrativa sono:
"Lector in fabula: la cooperazione interpretativa nei testi narrativi", Bompiani, 1979
"Sei passeggiate nei boschi narrativi", Bompiani, 1995


-Ho sentito dire che hanno inventato un aggeggio interattivo con cui si può regolare la trama non diversamente dal volume, o dal contrasto di immagine.
-è una specie di telecomando che ti permette d'intervenire direttamente sulla fiction. Tecnicamente, invii una serie di segnali da cui si diramano differenti versioni. Per esempio, c'è un pulsante Humour, un pulsante Sesso, un pulsante Violenza; puoi anche variare il profili psicologico dei dieci personaggi principali.
-per la madonna
-in qualsiasi momento, schiacciando il pulsante giusto, puoi regolare humour +, violenza -, esotismo +, e se vuoi che l'eroe diventi malvagio basta premere 1-. Hai capito?
-no, ma a sentire te sembra formidabile
-è una stronzata totale. Mi sono bastati dieci minuti per perdere il controllo: ho schiacciato tutti i pulsanti al massimo. Sesso a mille, violenza a mille, humour a mille!
T. Benacquista, "Saga", Einaudi, 1997, (pagg. 349-350)


Facciamo l'adorabile mestiere di avvocato del diavolo e solleviamo immediatamente due obiezioni a questa "invadenza" del lettore, sulle quali meditare. In primo luogo, se l'autore è chi trasmette un contenuto, per regalarci campi di conoscenza e di identificazione, possiamo ancora definire tale chi apre la strada a diverse soluzioni, a diverse possibili vie, a diversi aspetti dei personaggi? Che fonte di conoscenza si potrà ricavare da siffatto autore e dalle sue opere? Inoltre, comunicando che qualsiasi fruitore di un'opera può modificare l'opera stessa, non rischiamo di comunicare un messaggio in cui valori morali ed estetici tendono ad appiattirsi e confondersi?

D. Scavetta, "Le metamorfosi della scrittura", La Nuova Italia, 1992, (pag. 106)
Questo libro, nonostante gli anni, continua ad essere impriscindibile per chiarire i rapporti fra scrittura, letteratura e computer


J. Bolter, "Lo spazio dello scrivere - Computer, ipertesti e storia della scrittura", Vita e Pensiero, 1993.
Secondo Bolter, la narrativa elettronica non solo rappresenta un punto d'arrivo inevitabile ma finirà con l'imporsi sulla letteratura tradizionale, così come l'aereo, a causa della sua maggiore velocità, si è imposto sul treno. La debolezza e la sterilità di simili affermazioni mi paiono evidenti. I due mezzi di comunicazione hanno funzioni e scopi diversi che assolvono sfruttando le specificità offerte dalle relative tecnologie, e non si prevede l'eliminazione dei treni (nonostante ritardi e scioperi)


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