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Maestro, non ci riesco
di Pino Moscato

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa fatidica frase dalla bocca dei bambini? Praticamente tutte le volte che i maestri chiedono loro di realizzare una "rappresentazione" per la prima volta, sia esso il disegno di un animale, o la creazione di una poesia sulla primavera. E i maestri in queste circostanze incoraggiano i bambini dicendo che quel disegno non deve essere una fotografia e quindi una descrizione fedele della realtà, ma deve apparire l'interpretazione e per questo è importante seguire il proprio istinto di rappresentazione e quindi quanto, attraverso esso, può essere comunicato. Per questo non si corregge il disegno di un cavallo se ha le zampe sproporzionate, ma si tenta di capire qual'è il significato di quella scelta, forse perché in quel momento il bambino vede l'animale come un auto-mezzo per spostarsi e non come un tir-bestia da soma.
Ma tutto questo non succede solo ai bambini.
Il bambino che approccia ad una nuova esperienza, anche se all'inizio non ci riesce, ci prova lo stesso e alla fine l'adulto-insegnante ha ragione di raggiungere l'obiettivo di far rappresentare quel concetto-oggetto, mentre se è l'adulto a trovarsi nella medesima situazione, spesso le resistenze (maestro, non ci riesco ...) sono molto più forti di quelle del bambino.
Entriamo in una scuola elementare romana che si trova al terzo anno di sperimentazione dell'uso del computer nella didattica e dove gli insegnanti hanno frequentato vari corsi di formazione, prima per l'alfabetizzazione informatica, dopo sull'uso della videoscrittura, poi per la creazione di ipertesti e ancora per la navigazione in internet e per la realizzazione di pagine web.
Alla fine dell'anno scolastico, c'è un gran desiderio di stampare fiabe e libri illustrati, di documentare i viaggi d'istruzione e di realizzare cartelloni di mappe concettuali che attraversano la linea del tempo e dello spazio. Si vedono le maestre al tavolo vicino alle fotocopiatrici che montano libretti e giornalini in modo manuale e poi ricompongono in fotocopia, qualcuno ci prova a fotocopiarli a colori, a rifotocopiarli in dimensioni più piccole o più grandi (e magari si accorgono che i costi sono insostenibili), con l'ansia di non fare in tempo a finire il lavoro che dovrà rappresentare la riuscita azione educativa di quell'anno scolastico.
Anche il maestro multimediale è coinvolto in questa fame di riproduzione, quando i suoi bambini si rivedono in un filmato o in una foto o in un disegno di un compagno, scoprono i punti di vista diversi e riconfermano la loro identità che interagisce con la realtà che li circonda, narrare la storia di quell'anno scolastico come fosse un romanzo, fa rivivere e ripensare i fatti e gli eventi altrimenti dimenticati. Basta registrare, catalogare, trascrivere al computer quotidianamente i discorsi e i racconti dei bambini, alla fine, nell'ultimo mese di scuola, si montano i materiali più significativi al computer. Si formano gruppi che lavorano alla realizzazione di cartelloni mentre gli altri col maestro e il computer, fanno scanner e montaggi in Word e in Miomondo.
Ma passando per i corridoi della scuola si vedono gli insegnanti indaffarati, a quel punto sorge spontanea la domanda:
- Ma non sarebbe stato più semplice fare tutto al computer? E la risposta: ... - Ma ... non ci riesco.
Eppure la buona volontà non manca... anzi forse ce n'è pure troppa, non resta allora che tornare ad essere bambini, accettare l'invito di provarci e apprezzare il piacere di sperimentare.