editoriale - tecnologia fa rima con alchimia

Tecnologia fa rima con alchimia
di S. Penge
Lo confesso: sono affascinato dall'arrivo di ogni nuova tecnologia. Non per gli effetti pratici: le trombe del "più veloce - più facile - più economico" che inevitabilmente precedono l'ultimo ritrovato mi lasciano abbastanza indifferente.
Le nuove tecnologie sono per me soprattutto occasioni per ripensare diversamente un ambito concettuale, per analizzarlo in elementi differenti e ricomporlo in strutture nuove.
Questo significato alchemico (scomporre/ricomporre), cioè filosofico, delle rivoluzioni tecnologiche non sarà forse il più importante, ma è anche quello che sfugge più facilmente soprattutto a chi ci si trovi immerso: come ogni mutamento di paradigma, lo slittamento nella maniera di concettualizzare un campo non viene percepito se non a posteriori.
Prima del mutamento, non se ne ha ovviamente coscienza; dopo, è diventato parte integrante della coscienza e perciò non può essere oggetto a se stesso.
Diventa invece il significato più importante in ambito educativo. Progettare un ambiente di apprendimento implica avere ben chiari i concetti chiave ed essere sempre pronti a rimetterli in gioco, per evitare le situazioni imbarazzanti cui siamo purtroppo abituati: la tecnologia di un nuovo millennio al servizio della teoria di quello precedente.
La riserva
La macchina a vapore è sicuramente la svolta tecnologica che sta alla radice di tanti cambiamenti economici e sociali; ma è anche una diversa maniera di concepire i rapporti tra sorgente energetica (il combustibile) e motore che la sfrutta. Tutte le macchine precedenti, dal mulino al veliero, avevano bisogno di sorgenti infinite ma esterne cui essere costantemente collegate. La macchina era letteralmente immersa nell'energia: la vela nell'aria, la pala nell'acqua. Con la macchina a vapore il rapporto si inverte: l'energia è circoscritta in una quantità finita ed è racchiusa in una parte specifica della macchina, il "serbatoio".
Non è solo la nascita dei moderni trasporti su rotaia e dell'economia basata sulla distribuzione capillare dell'energia, ma l'affermarsi di una nuova idea di autonomia della macchina. Il motore non ha più bisogno di essere a contatto diretto con la sorgente dell'energia. L'energia si parcellizza e si conserva per garantirne un uso in un altro tempo e spazio. La strada concettuale - prima che tecnologica - verso l'automa è già aperta.
Non si impara a scrivere a scuola...
Le tecnologie digitali della scrittura mi sembrano un esempio altrettanto significativo, anche se raramente sottolineato adeguatamente, di una rivoluzione concettuale ormai necessaria.
Se c'è un luogo in cui la differente concettualizzazione di un ambito ha effetto immediato, quello è il luogo educativo.
Mentre non sono ancora diffusi - almeno da noi - i computer nelle scuole materne, può capitare e capita sempre più spesso che i piccoli si trovino in casa un pc che il genitore consenziente (a volte) lascia coraggiosamente alla loro mercè. Così può succedere che almeno a casa l'uso di un wordprocessor avvenga prima o insieme alla più tradizionale penna.
Mio figlio Luca, come molti suoi compagni della scuola materna, ha cominciato presto a scrivere il suo nome, poi qualche altra parola comune, fino a fare delle vere frasi, come "io ho 4 anni". Fin qui niente di strano, gli stessi orientamenti per la scuola materna cominciano a tenere conto di quest'accelerazione, che non è legata direttamente ai computer ma più alla massiccia presenza della scrittura in televisione e i tutti gli oggetti di consumo dedicati all mercato infantile. Quello che trovo interessante - dato ovviamente il mio campo di interesse - è la maniera in cui i suoi primi passi verso la scrittura si intrecciano con i primi passi sulla tastiera del computer di casa.
Non voglio dire che la possibilità di scrivere al computer abbia accelerato l'apprendimento della scrittura (è possibile, ma se anche così fosse, non ci vedrei nessun vantaggio particolare). Forse è il contrario: devo confessare che malgrado le decine di programmini per scrivere giocando che ho creato apposta per lui (lettere colorate da cliccare, lettere animate e parlanti, eccetera) preferisce usare la tastiera fisica QWERTY e un programma "vero" per i suoi scarabocchi verbali, cosa che senza dubbio non l'ha favorito (ordinamento delle lettere casuale, pulsanti piccoli e irriconoscibili, interfaccia in generale complessa e contorta, etc.) e che ha infastidito non poco il sottoscritto.
ALBERO comincia con A
Quello che voglio sottolineare è invece che il suo primo approccio alla scrittura - al computer - è stato complesso trasversale, un misto di analisi e sintesi.
Per riprodurre una parola che aveva visto, per esempio il suo nome o un'insegna, non poteva limitarsi a "ricopiarla" graficamente, come avrebbe fatto con la penna. Doveva scomporla in lettere per ritrovare quei segni sulla tastiera (o sullo schermo, nel caso dei programmi dedicati). Per un verso, si trattava di un compito solo ricostruttivo, che assomigliava molto a quello di costruire parole ordinando i tradizionali cubi, usando cioè materiale esistente (le lettere della tastiera); per un altro, era ogni volta una vera creazione di un testo nuovo (sullo schermo). Un testo che a differenza di quello su carta continuava ad avere una vita propria anche dopo la sua realizzazione: poteva essere cancellato, modificato, corretto; oppure colorato, ricopiato e ripetuto infinite volte...
Lo schermo gli fornisce uno spazio di riflessione ancora più immediato della carta. Per esempio, ha afferrato molto velocemente la connessione tra maiuscola e minuscola, probabilmente anche grazie al fatto che è lo stesso tasto a produrre i due effetti.
Si potrebbe anche dire che avendo sotto mano una molteplicità di supporti differenti per la scrittura (dalla carta al monitor) risulta facilitatata per lui l'operazione di astrazione dal supporto. E forse è per questo che a volte lo troviamo in piedi in mezzo ad una stanza, perso nei suoi sogni, mentre scrive per aria col dito.
Di solito si sottolineano altri vantaggi connessi alla videoscrittura. Non ci sarebbe, nella scrittura al computer, l'esitazione della mano nel tracciare il segno, e quindi nemmeno tutti i ritardi, le difficoltà e il carico cognitivo supplementare collegati. Questi effetti positivi sarebbero però controbilanciati dalla mancanza di adeguato esercizio manuale (l'inverso di quello che si rimproverava all'uso della calcolatrice tascabile in classe: lì sarebbe venuta meno la "ginnastica mentale").
Invece a dispetto dell'opinione dei soliti apocalittici anche la sua scrittura manuale procede di pari passo con la videoscrittura. Se gli si chiede se sia più facile scrivere al computer o con la penna, risponde seraficamente: "Uguale".
Scrivimi albero
Con l'arrivo dei primi software per il riconoscimento vocale robusti, indipendenti dal parlante o comunque dotati di una veloce capacità di adeguamento alla voce, i concetti in gioco si mescolano ancora una volta.
Usando un software di questo tipo, un bambino dice una parola in un microfono e la vede subito riprodotta in forma scritta sullo schermo. Tecnicamente, non la scrive affatto. La può leggere subito dopo averla pronunciata. Se a questo si aggiunge un modulo per la sintesi vocale, che rilegga a voce alta quello che appare sullo schermo, credo si possa dire che l'annullamento della distanza tra parlato e scritto sia ormai definitivo.
Qualcuno dirà che se si diffondesse un uso educativo di software per il riconoscimento vocale le abilità tipiche della scrittura verrebbero così dimenticate per sempre dal genere umano.
E' vero: oggi nessun comune mortale saprebbe incidere la pietra come si faceva comunemente qualche decina di secoli fa. Eppure la scrittura continua ad esistere; semplicemente, abbiamo cominciato a pensare alla scrittura come a qualcosa di diverso dal puro tracciare segni nella pietra.
Come penserà alla lettere un bambino che le abbia appena scritte senza averle, in nessun senso, tracciate manualmente? I segni alfabetici si distaccheranno sempre di più dai disegni? Quale sarà il modo migliore di presentare il rapporto tra segno e suono? "Questa lettera si legge così" sarà sempre più sostituito da "Questo suono si rappresenta così" ?
La storia della scrittura, da questo punto di vista, è una lunga serie di distillazioni, di separazioni successive tra scrittura e tecniche di scrittura. La tecnologia digitale ha accelerato moltissimo questo cammino e ci costringe, oggi, a ripensare radicalmente l'essenza stessa di categorie come scrittura e lettura.
E soprattutto, ci deve spinge a ripensare la maniera in cui scrittura e lettura verranno apprese e insegnate nei prossimi anni.