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Scrittura e Videoscrittura

  La scrittura elettronica - L'insostenibile lentezza - Schermo delle mie brame
  Che fare? - La strana coppia - Odissea nel nuovo spazio - Bibliografia - Note

LA SCRITTURA ELETTRONICA I VINCOLI FISICI E LE POTENZIALITA' COGNITIVE
A. Calvani, ormai una decina di anni fa, si dichiarava convinto che "usare il word processor sia la prima cosa ragionevole da fare nei confronti di un aggiornamento informatico-umanistico, ed il primo passo da compiere per un rinnovamento dell'educazione linguistica"1 . Da allora, a conforto di questa opinione, molto è stato detto e scritto sulle caratteristiche positive della scrittura elettronica e della sua introduzione nella pratica didattica dell'elaborazione di testi2. Non intendiamo, perciò, ripetere ed enfatizzare concetti che ci paiono sostanzialmente acquisiti, quanto soffermare l'attenzione sui problemi connessi alla scrittura elettronica, e troppo spesso ignorati o dispersi fra dettagliate analisi di innegabili pregi. Ciò è dettato dalla convinzione che la scrittura su video, se non è sorretta dalla consapevolezza delle sue specificità positive ma anche negative, corre il pericolo di perdere le sua efficacia cognitiva. Così come non crediamo che la scrittura elettronica sia soltanto uno "sciamare effimero di parole"3 , non vorremmo che esaltazioni acritiche ed unilaterali inducessero a credere che essa rappresenti di per sé, automaticamente un salto di qualità, quasi che nel suo DNA siano rintracciabili esclusivamente cromosomi apportatori di benefici, a prescindere da contenuti, modalità e obiettivi dei percorsi didattici intrapresi. A nostro avviso, dunque, per utilizzare con consapevolezza ed efficacia la scrittura elettronica, è bene indagare non solo gli aspetti che potrebbero aprire la strada nuove forme di organizzazione mentale e di retorica4 , ma anche i limiti, legati soprattutto ai vincoli fisici dello spazio elettronico.


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L'INSOSTENIBILE LENTEZZA (ovvero i vincoli della tastiera) I nostri allievi non possono certo far proprie le parole del protagonista del Pendolo di Foucault: " (con il computer) le dita fantasticano, la mente sfiora la tastiera, via sull'ali dorate"5 Infatti, la prima difficoltà che un insegnante incontra nel momento in cui si reca con la classe nel laboratorio multimediale per "scrivere" è data dalla lentezza, a volte esasperante, con cui gli allievi digitano il testo. L'invidiabile familiarità con mouse e joystik si trasforma in impacciata ed estenuante ricerca di un introvabile tasto e le stesse dita che con difficoltà seguiamo agitarsi vorticosamente, mentre superano o abbattono gli ostacoli virtuali di un qualsiasi videogioco, restano sospese a mezz'aria, in attesa di abbattersi pesantemente su vocali e consonanti. Non crediamo che questo sia soltanto un inconveniente tecnico, un banale problema su cui glissare con infastidita sufficienza o divertita ironia; non è un ostacolo insignificante di cui sorridere, magari pensando ai problemi ortografici e sintattici che spesso affliggono abilissime dattilografe. In verità, è questione che incide profondamente sulla qualità dei percorsi didattici e che può determinare perniciose conseguenze psicologiche e cognitive.
Innanzitutto, quando l'allievo scopre che la digitazione mortalmente noiosa di una striminzita cartella dattiloscritta richiede ore, è inevitabile che si determini una vertiginosa caduta dell'entusiasmo con cui aveva salutato l'arrivo del "computer nell'ora di italiano" e maturi l'incrollabile convinzione che un foglio di carta ed una biro siano gli unici artefatti cognitivi idonei alla scrittura.
La lentezza nella digitazione, inoltre, inibisce le operazioni iniziali di brain storming e determina l'insorgere di consistenti difficoltà nel conciliare i tempi del pensiero con quelli richiesti dalla necessità della stesura materiale dell'elaborato. A nostro giudizio, questo è un ostacolo particolarmente serio. Le nostre esperienze laboratoriali danno ragione a M. Ambel, quando afferma che è sconsigliabile, se non impossibile, scrivere direttamente al computer un testo complesso " senza la disinvoltura con i tasti […] che consente di armonizzare il rapporto fra tempo del pensiero e tempo della trascrizione grafica dei segni"6.

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SCHERMO, SCHERMO DELLE MIE BRAME (ovvero i vincoli del video)
Altre difficoltà, forse ancor più considerevoli, sono legate ai limiti imposti dalla visualizzazione ridotta dello schermo del computer e dalla lettura per scorrimento. Come viene dettagliatamente evidenziato da Scavetta7, i processi di lettura/scrittura su schermo sono più lenti, meno accurati, più faticosi rispetto a quelli su carta stampata. D'altra parte anche i sostenitori più convinti di una imminente morte del testo cartaceo a favore di quello virtuale non nascondono l'esistenza degli ostacoli posti dalla natura della pagina elettronica8.
Non possiamo, perciò, continuare a riconoscere che lo schermo di un computer ci rimanda una visione del testo ancora più parziale di quella offerta da un foglio scritto o stampato, come se fosse un male tanto inevitabile quanto inoffensivo, incapace di alterare l'intrinseca e naturale bontà della scrittura elettronica. Infatti, se siamo convinti che scrivere sia un processo ricorsivo e circolare di pianificazione e revisione attraverso cui ripensare e rimodellare continuamente il testo, non dobbiamo ignorare che è proprio questa operazione ad essere maggiormente penalizzata dalle caratteristiche dello "spazio dello scrivere" elettronico. A noi pare, insomma, che le potenzialità cognitive intrinseche agli strumenti e alle funzioni del PC vengano, in effetti almeno parzialmente inficiate dai vincoli posti dallo schermo. A questo proposito, ci limiteremo a sottolineare due situazioni emblematiche che chiunque faccia uso di un word processor non avrà difficoltà a riconoscere.
L'outliner, ad esempio, permette di gestire una lista di elementi e consente velocemente, senza scarabocchi incomprensibili e frecce e asterischi indecifrabili, di riordinarla, classificarla, gerarchizzarla nonché di semplificarne o arricchirne il contenuto. E', quindi, uno strumento indiscutibilmente prezioso per correggere le croniche carenze (e resistenze) degli allievi in fase di pianificazione. E', però, altrettanto incontestabile che, non potendo visualizzare sullo schermo più di una decina di voci, all'allievo spesso manca la visione completa degli elementi posti in gioco e corre il pericolo di partorire una scaletta che contiene ripetizioni concettuali, contraddizioni, insufficienti coesione e coerenza, ecc.
E anche la revisione rischia di rimanere un'operazione parziale e incompleta. Fermo restando che il wp resta uno strumento prezioso per le operazioni di revisione locale (quella che avviene generalmente sulle porzioni di testo che si stanno scrivendo o che si sono elaborate da poco) e formale (quella che riguarda prevalentemente gli aspetti ortografici e grammaticali), alcuni innegabili problemi si manifestano nella fase, assai più significativa dal punto di vista cognitivo, della revisione rielaborativa (vale a dire gli interventi tesi a garantire coerenza e coesione alla struttura sintattica ed organizzativa del testo)9. Quindi, anche la facoltà di ripensare continuamente il testo, la possibilità di renderlo realmente oggetto plastico, la libertà di giocarci, manipolandone l'aspetto formale e strutturale attraverso semplici operazioni di editing, sono vanificate o ridotte dallo spazio esiguo dello schermo.


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CHE FARE?
Che fare, allora, nell'impossibilità di sottoporre tutti i nostri allievi ad un corso accelerato di "trattamento testo" e in attesa di un improbabile "computer che abbia le dimensioni, il peso, la portabilità del libro a stampa, che non richieda fili elettrici o lo studio di complicati manuali, che non si rompa per piccoli urti o cadute, che si apra come un libro a stampa, ma che abbia al posto delle pagine due sottili schermi paper white sui quali leggere, proprio come faremmo sulle due pagine affiancate di un libro aperto"10? Ci pare che anni di esperienze didattiche più o meno felici di videoscrittura a scuola ci indirizzino verso due possibili strade che, anche se apparentemente opposte, non sono inconciliabili e alternative ma complementari.


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LA STRANA COPPIA (ovvero stampa e computer)
La prima ipotesi di lavoro riguarda l'elaborazione di testi tradizionalmente lineari, pensati soprattutto con una logica e per una realizzazione cartacea. In questo caso si tratterebbe di comporre elaborati mediamente complessi e strutturati attraverso un approccio procedurale alla scrittura, prevedendo l'uso del word processor affiancato e supportato dallo strumento cartaceo. Si potrebbe chiedere agli studenti, insomma, di produrre elaborati scritti seguendo le varie fasi della progettazione, della stesura e della revisione e, soprattutto, sfruttando le specificità di entrambi i mezzi. Da una parte, l'allievo potrebbe avvalersi della leggibilità del testo stampato e dall'altra potrebbe sperimentare la flessibilità del testo elettronico. Non vorremmo apparire blasfemi agli occhi dei profeti della fluidità del testo elettronico giunta finalmente a liberarci dalle catene imposte dalla stabilità monumentale del testo stampato11, tuttavia non ci pare un peccato mortale ipotizzare momenti di scrittura in cui il testo venga visualizzato (anche) su stampa e lo schermo si configuri quale base operativa privilegiata. Attraverso una metodologia che affianchi al computer lo strumento cartaceo (foglio o libro che sia) e che faciliti un approccio progettuale e dinamico alla scrittura, si può aprire una strada che elimini quell'atmosfera di improvvisazione indissolubilmente legata allo svolgimento liturgico del tema in classe. Stampa e word processor insieme sembrano rispondere all'esigenza di fare della scrittura, non più semplicemente identificata con le abilità linguistiche, un'operazione complessa in cui trovano la possibilità di esplicarsi contemporaneamente i processi ideativi, organizzativi, produttivi e rielaborativi. Il word processor potrebbe in questo modo diventare lo strumento ideale per fare dello scrivere non tanto un'operazione determinata da imprecisate "doti naturali" e da riconoscibilissimi privilegi socio-culturali quanto un'attività insegnabile ed apprendibile.


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ODISSEA NEL NUOVO SPAZIO (della scrittura)
R. Coover, romanziere ed insegnante di scrittura creativa afferma che: "Tentare di convincerli (gli studenti) a forme alternative o innovative (di scrittura) è più difficile che tentare di spingerli ad adottare la castità come stile di vita. Tuttavia, improvvisamente, nel confronto con lo spazio ipertestuale, essi non hanno scelta: tutte le strutture rassicuranti sono cancellate.[…] Questa nuova arena è, di fatto, un medium eccitante e stimolante, anche se spesso frustrante, per la creazione di nuovi tipi di narrazione."12 (ma aggiungeremmo di scrittura in senso lato). La seconda ipotesi di lavoro è strettamente connessa alla specificità di questo nuovo spazio, al carattere dinamico, ipertestuale e potenzialmente interattivo del testo elettronico e ai nuovi metodi di organizzazione e visualizzazione testuale ad esso correlati, ad un procedimento di lettura/scrittura a cui viene a mancare il supporto fisico, fornito dall'oggetto cartaceo. L'obiettivo perseguito è la sperimentazione di procedimenti di scrittura e lettura determinati dal supporto digitale e caratterizzati da "un testo mobile, caleidoscopico, che mostra tutte le sue facce, si piega e si spiega a volontà"13 e da una tendenza all'indistinzione, alla parziale sovrapposizione di lettura e scrittura, di visivo e verbale, di stabile e fluido.
Questa fase, da svolgersi non più soltanto con l'ausilio del wp ma anche (soprattutto) con software di presentazione, di grafica, di creazione ipertestuale, può essere ulteriormente distinta in tre percorsi operativi.
Una prima attività prevede la manipolazione di brevi brani, propri o altrui, a livello di parola o segno grafico, frase o periodo e testo ed è rivolta ad esercitare abilità e capacità relative ad operazioni da effettuare specificatamente durante i singoli stadi operativi del processo di scrittura. Le attività possibili sono molteplici, in buona parte ancora da inventare, anche secondo i propri obiettivi didattici e delle esigenze individuali dell'utenza. Si possono prevedere, in rapido elenco, esercizi di inserimento, sostituzione, ri/scomposizione, trasformazione/riscrittura, espansioni, eliminazioni, ecc…, pensati anche come tappe intermedie nella realizzazione di un testo complesso.
Un secondo percorso operativo riguarda la realizzazione di microtesti correlati ad una macro-struttura, più o meno fluida, realizzata attraverso una rete di collegamenti ipertestuali. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di costruire strutture narrative composte da blocchi testuali variamente collegabili che danno vita a molteplici percorsi14 o di elaborare "iper-temi" strutturati e leggibili a vari livelli (di approfondimento, uso, funzioni, intenti comunicativi, tipologie testuali) separati ma complementari e collegati. Ovviamente, è preferibile svolgere tali operazioni attraverso un lavoro cooperativo15.
Infine, si potrebbero pensare ad ipotesi di lavoro che si rifacciano alla specificità dei nuovi spazi testuali in cui, oltre all'elaborazione scritta, il pensiero si manifesta anche attraverso le componenti grafico-iconiche. Si tratterebbe di sfruttare la tecnologia digitale per aggiungere colori, immagini e movimento al testo, accoppiando il visivo al verbale. Si potrebbero, cioè, realizzare testi in cui, a partire dalle peculiari funzioni del wp, siano inseriti organicamente alle componenti linguistiche elementi quali tabelle, grafici, organigrammi, immagini e disegni, animazioni, ecc.16.




ARMOCIDA LINO
GINEPRINI MARIO


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BIBLIOGRAFIA

M. Ambel, "Di scrittura in scrittura", Iter, n. 2, (pag. 22)
D. . Scavetta, "Le metamorfosi della scrittura", La Nuova Italia, 1992, (pagg. 100-107)
Anche F, Carlini in "Lo stile del Web", Einaudi, 1999 (pag. 98-101) si è occupato realisticamente dei vincoli imposti dagli apparati e dai dispositivi propri della scrittura/lettura elettronica
J. D. Bolter, "Lo spazio dello scrivere", Vita e Pensiero, 1993 (pag. 86-91)
La terminologia adottata è quella utilizzata da M. Della Casa in "Scrivere testi", La Nuova Italia, 1994 (pag. 373-398)


G. Roncaglia, "Oltre la cultura del libro" , Iter, n. 2, (pag. 27)
J. D. Bolter, op. cit., (pag. 16)
G. P. Landow, "L'ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria", Bruno Mondadori, 1998 (pag. 159-160)
P. Levy, "Il virtuale", Raffaello Cortina Editore, 1997 (pag. 35)

Per la narrativa ipertestuale vedi: J D. Bolter, op. cit., (pag. 168-178), G. P. Landow, op. cit., (pag. 223-270), M. A. Garcia, "Border Line", in Rovelli, "I percorsi dell'ipertesto", Castelvecchi, 1995. Inoltre sull'argomento sono reperibili al sito www. Rai/mediamente le dichiarazioni di numerosi scrittori, fra cui Baricco, Balestrini, McEwan, Vargas Llosa, ecc…
"Un testo a più voci sufficientemente spaziato da contenere ed ammettere le sue stesse contraddizioni potrebbe rivelarsi la sola forma convincente di scrittura nel contesto definito dal mezzo elettronico", J D. Bolter, op. cit., (pag. XXX),
"La scrittura dovrà in qualche misura accettare di veder ridimensionato non già il suo ruolo espressivo, largamente insostituibile, quanto il suo monopolio e il suo potere", F. Carlini, , op. cit., (pag. 141)


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NOTE

1 - A. Calvani, "Didattica della scrittura con il word processor: aspetti teorici e applicativi", (pag. 53) in "Scuola, computer e linguaggio", Loescher, 1989
2 - Le caratteristiche della scrittura elettronica sono illustrate, in modo più o meno approfondito, in tutti i libri che si sono occupati delle nuove tecnologie. L'aspetto didattico, oltre che nell'articolo già citato, è stato affrontato in modo più specifico in "Laboratorio di scrittura", a cura di P. Samek Ludovici, La Nuova Italia, 1995 e in "Abilità di scrittura e Word Processor", a cura del CIRED, 1994 (pubblicazione interna per il Progetto ReTE). Inoltre, all'indirizzo www.eponet/pavonerisorse sono disponibili diversi articoli sulla didattica della scrittura di M. Guastavigna.
3 - C. Ossola, introduzione a " Variazioni sulla scrittura, seguite da Il piacere del testo" di R. Barthes, Einaudi, 1999
4 - Ci paiono esemplari due affermazioni di W. J. Ong, "Oralità e scrittura" Il Mulino,1986. "Le tecnologie non sono semplici aiuti esterni, ma comportano trasformazioni delle strutture mentali, e in special modo quando hanno a che vedere con la parola" (pag. 124) "La tecnologia, se propriamente interiorizzata, non degrada la vita umana, ma al contrario la migliora" (pag. 124)
5 - U. Eco, "Il Pendolo di Foucault", Bompiani, 1988, (pag. 28)
6 - M. Ambel, "Di scrittura in scrittura", Iter, n. 2, (pag. 22)
7 - D. Scavetta, "Le metamorfosi della scrittura", La Nuova Italia, 1992, (pagg. 100-107)
Anche F, Carlini in "Lo stile del Web", Einaudi, 1999 (pagg. 98-101) si è occupato realisticamente dei vincoli imposti dagli apparati e dai dispositivi propri della scrittura/lettura elettronica
8 - J. D. Bolter, "Lo spazio dello scrivere", Vita e Pensiero, 1993 (pagg. 86-91)
9 - La terminologia adottata è quella utilizzata da M. Della Casa in "Scrivere testi", La Nuova Italia, 1994 (pagg. 373-398)
10 - G. Roncaglia, "Oltre la cultura del libro" , Iter, n. 2, (pag. 27)
11 - J. D. Bolter, op. cit., (pag. 16)
12 - G. P. Landow, "L'ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria", Bruno Mondadori, 1998 (pagg. 159-160)
13 - P. Levy, "Il virtuale", Raffaello Cortina Editore, 1997 (pag. 35)
14 - Per la narrativa ipertestuale vedi: J D. Bolter, op. cit., (pag. 168-178), G. P. Landow, op. cit., (pag. 223-270), M. A. Garcia, "Border Line", in Rovelli, "I percorsi dell'ipertesto", Castelvecchi, 1995. Inoltre sull'argomento sono reperibili al sito www. Rai/mediamente le dichiarazioni di numerosi scrittori, fra cui Baricco, Balestrini, McEwan, Vargas Llosa, ecc…
15 - "Un testo a più voci sufficientemente spaziato da contenere ed ammettere le sue stesse contraddizioni potrebbe rivelarsi la sola forma convincente di scrittura nel contesto definito dal mezzo elettronico", J D. Bolter, op. cit., (pag. XXX)
16 - "La scrittura dovrà in qualche misura accettare di veder ridimensionato non già il suo ruolo espressivo, largamente insostituibile, quanto il suo monopolio e il suo potere", F. Carlini, op. cit., (pag. 141)