edutainment - linearità e ramificazione: luoghi comuni e possibilità concrete
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Appendice
Di che cosa stiamo parlando?
(tratto da Storia di un ipertesto, Firenze, La Nuova Italia, 1996)

Che cos'è un ipertesto? Domanda non facile.
Il problema della delimitazione dell'oggetto vale tanto per un discorso teorico - come quello che si svolge qui - quanto per un'attività pratica - come quella descritta sopra. Prima di iniziare a parlare, è necessario concordare con gli altri un argomento. E' una regola di buona creanza: si offre la scelta tra uscire subito dal sentiero comune o proseguire (e tacere per sempre). La prima definizione è una delimitazione di campo: "stiamo per parlare di tutti quegli oggetti che hanno la proprietà di essere ipertestuali".
Ma in questo, come in tanti altri casi, non è possibile premettere una definizione induttiva dell'oggetto; non è possibile raccogliere tutti gli ipertesti prodotti fino a questo momento e tirarne fuori le caratteristiche comuni. Sono troppi, sono troppo diversi; appena si trova una caratteristica comune, ecco un esempio di ipertesto che non ne è provvisto.
Non è un problema relativo a questo oggetto particolare. (…)
L'istanza classificatrice, derivata dalla scienze biologiche pre-darwiniane (che cioè ogni specie vivente sia sempre stata così com'è oggi fin dalla creazione), si traduce nell'illusione che anche nelle scienze umane si possano classificare oggetti descrivendone le caratteristiche naturali.
Il romanzo - come l'ipertesto, che qui ci interessa - non è un oggetto naturale, ma artificiale; perciò il problema non è di tipo descrittivo, ma prescrittivo. Non "com'è" un ipertesto, ma "come deve essere". (…)
Il concetto di ipertesto farebbe da modello, da regolo sul quale misurare gli (aspiranti) ipertesti reali. La forma della definizione prescrittiva è la domanda: quali oggetti sono a pieno titolo "oggetto del discorso"? Quali sono i parametri che permettono di assegnare a qualcosa l'aggettivo "iper" (o di rifiutarglielo)? O in forma attiva: quali regole bisogna osservare nella creazione di un ipertesto?
Ci sono grosso modo due scuole di pensiero, che si differenziano per la maniera in cui intendono il concetto di informazione e di rapporto tra informazioni. Queste due tendenze si sono già scontrate nel medioevo, sotto le bandiere di "realismo" e "nominalismo". Oggi la disputa è più sottile e meno dichiarata.

La prima scuola sostiene che ci sono nel mondo due tipi di oggetti: le cose e le informazioni. Rappresentare significa far corrispondere ad ogni cosa una informazione - l'immagine numerica della cosa. Se le cose sono collegate fra di loro, anche le informazioni corrispondenti devono essere collegate fra di loro. Un ipertesto consiste, in questa visione, di un insieme di informazioni, collegate fra di loro in maniera corrispondente ai collegamenti reali tra le cose (…).
L'altra scuola sostiene invece che le informazioni sono oggetti dotati di dignità propria, che non sono legate da un rapporto di rispecchiamento con le cose, ma sempre e soltanto con altre informazioni. Un ipertesto quindi è semplicemente un sistema di oggetti attivi, collegati fra di loro non da legami permanenti, ma dalla capacità di ricevere e inviare messaggi gli uni gli altri: una pagina di testo è in grado di inviare un messaggio ad un'altra pagina, oppure ad un'immagine, e così via (…).
C'è in effetti una terza scuola: quella che nega l'esistenza degli ipertesti (…). Qui bisogna notare come sul terreno degli ipertesti si attui la grande rivincita degli umanisti: è l'informatica per i non specialisti, i letterati, gli insegnanti, i medici. Forse è proprio questa volgarizzazione che gli informatici non perdonano.

Le due scuole sono però d'accordo su alcuni parametri fondamentali. E' sicuramente iper:
  1. tutto ciò che è non-sequenziale;
  2. tutto ciò che si tiene sulla base di legami associativi;
  3. tutto ciò che si presenta visivamente come un mosaico di finestre,
Ci sono poi altre qualità secondarie, non necessarie ma quasi sempre auspicabili:
  1. è possibile una (ri)scrittura anche da parte del lettore;
  2. i codici usati possono essere molteplici (si parla di ipermedia)
E' facile dimostrare come questi parametri non siano del tutto soddisfacenti indicando oggetti che soddisfano i requisiti prescritti ma a tutta evidenza non sono ipertesti. Per esempio:
  1. Un romanzo moderno (da "Tristram Shandy" in poi)
  2. Un'enciclopedia
  3. Un quotidiano
  4. Un nastro magnetico
  5. Un film
O accettiamo l'idea che anche i libri e i giornali sono ipertestuali (e non può non venire in mente il signor Jourdain, che faceva della prosa senza saperlo), oppure - se quest'idea ci infastidisce - riconosciamo di sapere già in qualche modo distinguere tra ipertesti e resto del mondo. E infatti chi acquista un libro sugli ipertesti ha già un'idea, almeno vaga, di che cosa troverà.
Ma allora una questione più profonda (non di fatto ma di diritto) va posta preliminarmente: chi stabilisce questi parametri?
In un senso stretto: quali sono le categorie professionali abilitate? gli autori, gli editori, i critici, i lettori? In un senso lato: quali sono le discipline che per prossimità o derivazione storica hanno il diritto di stabilirli?
Sono stati fatti numerosi tentativi - finora vani - di recuperare gl ipertesti dentro la semiotica, la letteratura, la pedagogia, per non parlare dell'informatica e dell'intelligenza artificiale.
Ma come sempre quando si tratta di oggetti reali - pensati, prodotti, consumati da soggetti diversi - definire un modello ideale significa tracciare dei ferrei limiti che gli ipertesti reali continueranno allegramente ad oltrepassare. Come sapeva già Hegel, la teoria arriva sempre dopo, a giochi fatti, e non può che estrapolare dai fatti una forma più generale (che verrà puntualmente smentita dai fatti ancora da venire...).

Insomma, la tentazione di entrare nelle paludi della definizione va respinta (…).
Così, tutto quello che si può fare è proporre un esame delle operazioni che si compiono usando quegli oggetti che chiamiamo ipertesti; descrivere le attività nelle quali sono coinvolti, i "giochi" che si possono fare con essi.
Non si tratta cioè di enumerare le proprietà degli ipertesti, ma di riflettere sulle relazioni che si instaurano tra noi, le macchine e i loro contenuti quando leggiamo, scriviamo, disegnamo o suoniamo in maniera ipertestuale. Indagare su quali METAFORE ci permettono di gestire in maniera efficace le novità, sfruttando l'esperienza passata; quali INTERFACCE ci consentono di manipolare oggetti e utilizzare i risultati di queste manipolazioni per guidare la nostra attività; quali STRUTTURE reggono gli oggetti e ci permettono di conferire loro significato.