Puntuali come una fastidiosa influenza d'importazione anche quest'anno sono arrivati i rappresentanti editoriali per presentare e magnificare gli ultimi modelli per la stagione scolastica 1999-2000. E come sempre, insieme all'ennesima antologia clonata (si vocifera che in realtà l'autore sia uno solo, il Grande Vecchio, depositario dei segreti dell'analisi testuale-banale) e al solito manuale di storia, più che mai snello ed operativo, con malcelata soddisfazione sono lieti di mostrare il clou della sfilata: la grande novità della stagione. Con il sorriso compiaciuto di un prestigiatore che si appresta a estrarre conigli e piccioni dal cilindro, con l'espressione paternalistica di chi sta per regalarti l'elisir con il quale risolvere tutti i tuoi problemi scolastici, ma se è il caso anche sentimentali e finanziari, ecco che trionfalmente, all'unisono, pronunciano la formula magica, identica per tutti: "Ci abbiamo anche il CD multimediale!".
In questa semplice frase si manifestano con conclamata evidenza le capacità di sintesi degli editori scolastici. Poche parole che riassumono con efficacia propedeutica la loro filosofia (è un eufemismo, beninteso) nei confronti della multimedialità. La chiave interpretativa risiede nella congiunzione posta al centro dell'affermazione; anche riscatta la subalternità grammaticale di umile e apparentemente innocua congiunzione per assumersi la gravosa responsabilità di manifestare, chiarire la natura delle lungimiranti strategie editoriali: inoltre, c'è persino (vogliamo esagerare) il CD; per gentile concessione oltre a ciò (vale a dire il libro di testo) vi diamo addirittura il CD (così una mattina, se non avete voglia di far lezione, potete portare le creature in laboratorio).
Non potrebbe essere più esplicito. Per i "grandi" editori scolastici la multimedialità è una scelta coatta, un'innovazione imposta non dalla convinzione delle sue potenzialità didattiche né dai cambiamenti della società ma dalle disposizioni ministeriali (peraltro sacrosante) e, soprattutto, dall'ansia di occupare fette di un mercato ancora indecifrabile ma presumibilmente in via di espansione. I titoli multimediali inseriti in catalogo non sembrano rispondere ad un preciso disegno didattico ma paiono, piuttosto, un rito di sottomissione commerciale a ciò che appare ai loro occhi una delle tante mode passeggere che hanno attraversato la scuola italiana. Ed è per questo che il CD dell'editoria scolastica non raggiunge quasi mai la dignità di prodotto autonomo attraverso cui perseguire stili alternativi di apprendimento e raramente si configura almeno quale strumento complementare e/o ausiliario del prodotto cartaceo. Questa strada porta verso due direzioni: il CD (o il dischetto) allegato e asservito al libro di testo (spesso pallida copia delle antologie o delle grammatiche) e il CD enciclopedico, soltanto apparentemente svincolato dalla logica del libro di testo. Prodotti diversi ma, in realtà, entrambi figli della stessa convinzione: la didattica multimediale è un'attività marginale, secondaria, aggiuntiva. O è un gadget con il quale lusingare il cliente (i cerchioni in lega sono in omaggio con l'acquisto dell'autovettura), o è un optional tecnologico che magari può rendere più gradevole e interessante il viaggio (ci abbiamo anche l'aria condizionata di serie); ma il motore che fa avanzare l'auto continua ad essere il libro di testo e le modalità di apprendimento che fanno capo ad esso.
2. Ottimo, la prova è superata: adesso ti attende la ricompensa!
Cronaca di un viaggio (fortunatamente di andata e ritorno) in un CD, accessorio multimediale di un'antologia per il biennio delle medie superiori ("Il cannocchiale letterario", Paravia). Apro il programma, imprudentemente mi dirigo verso le prove e scelgo di svolgere un esercizio di analisi testuale (ma non ci sono già nel libro di testo?). Riconosco fra tre opzioni sia la forma strofica che i tipi di versi di un sonetto del Belli (per la verità, finora è un normale test a risposte multiple). Continuo e, sempre fra tre possibilità, non sbaglio nel cliccare sulla tipologia di rima adottata dal poeta (sì, è un test a risposte multiple). Infine, trascino correttamente negli appositi spazi (oh, il brivido del drag & drop) le sintesi preconfezionate di ognuna delle quattro strofe. Sono molto perplesso. Mi hanno raccontato che con il computer gli allievi si trasformano in produttori attivi di conoscenze procedurali (e non soltanto dichiarative). Ero convinto che con il computer la raccolta delle informazioni acquistasse senso perché contemporaneamente era offerta la possibilità di organizzare, elaborare e comunicare le conoscenze. Mi sono sbagliato? I miei dubbi sono interrotti, però, da una scritta fluorescente che appare sullo schermo: "Ottimo, la prova è superata: adesso ti attende la ricompensa!" (che si sia intrufolato un virus burlone?) Non mi sono ancora ripreso dallo stupore (sgomento?) per questo rigurgito comportamentista, quando il video si trasforma in un cielo stellato (potenza della tecnologia) in cui si materializza, a caratteri cubitali un'altra scritta: "OK! 50 PUNTI!" (Cosa? 50 punti? Perché proprio 50 e per farne cosa? Posso sostituirli con buoni spesa, gettoni d'oro o crediti formativi?)
Prodotti come questi, e ormai non sono pochi, o la stragrande maggioranza degli eserciziari digitali allegati alle grammatiche più importanti mi ricordano un brano di "Microservi", un romanzo di D. Coupland. I protagonisti, un gruppo di nerds, scherzando sugli ipotetici sviluppi dei sistemi informatici, si chiedono quali potrebbero essere le caratteristiche di un software avanzato per cani. Programmi per delimitare il territorio, con simulatori di pipì ed interfacce lappabili? Cucce virtuali in 3D, tutto altamente cartone animato/sensoriale, con un sacco di elementi visuali? Se volessimo fare lo stesso giochino e interrogarci sulle modalità di interazione di un futuro CD didattico progettato e realizzato nei sofisticati laboratori delle nostre case editrici scolastiche, non sarebbe difficile rispondere. Si potrebbero ipotizzare virtuali tornei sportivo-cognitivi al termine dei quali, se non avremo commesso errori, wizard amichevoli ci elargiranno vigorose pacche di congratulazioni sulle spalle e ci offriranno generosamente caramelle e zuccherini, previa selezione dei gusti preferiti. E per chi sbaglia i futuri CD di apprendimento agonistico cosa riserveranno? Il colpevole resterà semplicemente a bocca asciutta, senza neanche un negletto chupa-chupa al limone, o malefici messaggi subliminali trasmessi dal video attiveranno nel malcapitato tormentosi sensi di colpa?
E' possibile che il valore delle NT nei processi educativi si debba ridurre a questa mentalità circense, da ammaestratore di animali? Apprendimento condizionato da una schematica connessione tra stimolo e risposta (alla faccia di una flessibilità sempre più propagandata), esercizi meccanici e ripetitivi gratificati da messaggi da imbonitore televisivo, punteggi inaffidabili che un incolpevole PC digitalizza sullo schermo.
Non è credibile e non ha giustificazioni riproporre, dopo una frettolosa riverniciata tecnologica, impolverati sistemi CAI e contrabbandarli per innovazioni didattiche. Lo studio dei testi letterari, le abilità linguistiche, le tecniche di scrittura sono tutti argomenti ai quali il PC offre la possibilità di creare situazioni di apprendimento attraverso la comprensione dei processi, la progettazione di attività complesse, la costruzione di prodotti reali. E' grave che l'editoria scolastica non adoperi le sue forze progettuali per sfruttare queste enormi possibilità cognitive e metacognitive messe a disposizione dal computer. Sta sprecando questa occasione storica (quando ci vuole ci vuole) per rinnovare la scuola. Anzi, con alcuni suoi prodotti, si rende complice di un progetto di resistenza e conservazione.
3. Strumenti per una didattica multimediale o strumenti multimediali per una didattica (tradizionale)?
I cataloghi delle maggiori case editrici (Mondadori, Zanichelli, DeAgostini, Rizzoli. ecc..) sono ricchi di offerte multimediali rivolte anche alla scuola: enciclopedie, dizionari e atlanti di ogni genere, opere omnie e storie universali. Tutto ciò che chiediamo, e anche qualcosa di più, ci sarà dato. Testi, suoni, immagini, animazioni e video, ma anche grafici, organigrammi e tabelle. Per i più esigenti non mancano gli indici (analitici, sintetici, tematici), i glossari, le tavole cronologiche, le bibliografie. E abbiamo senz'altro dimenticato qualcosa.
Sono senza dubbio opere accurate, complete, che trasudano competenza, che si presentano attraverso interfacce amichevoli, intuitive. La grafica accattivante e i suoni facilitano l'approccio e rendono piacevole l'esplorazione. Non sarò io a scoprire che la multimedialità enciclopedica è ormai un importante (ma, comunque, non irrinunciabile) strumento di ricerca e approfondimento.
Eppure…se voglio che la multimedialità mi consenta di superare la logica dell'insegnamento frontale dichiarativo, del travaso informativo, e favorisca una didattica operativa e contestualizzata…non sono le enciclopedie multimediali ciò di cui hanno soprattutto bisogno la scuola, gli insegnanti, gli studenti.
E' vero, generalmente le informazioni sono disposte attraverso ricche ed articolate reti comunicative che consentono di abituare gli allievi alla complessità dei fenomeni e delle cause. Ormai, quasi tutti questi prodotti permettono di costruire percorsi individuali, esercitando le capacità concettuali, soprattutto quelle legate alla creazione di connessioni. Credo, però, che per la scuola sia necessario anche (soprattutto) qualcosa di diverso. Tralasciando i fantasmi del disorientamento e del sovraccarico cognitivo, non si può ugualmente fare a meno di osservare che queste opere così sofisticate e complesse rischiano di trasformare un allievo medio, scarsamente motivato e spesso sprovvisto di adeguate conoscenze pregresse, in un recettore passivo, L'impressione, insomma, è che se ci limitiamo alla somministrazione di questo genere di prodotti si resta sostanzialmente ancorati alla logica della conoscenza trasmessa, decontestualizzata, quella che spesso fa dell'allievo un contenitore impermeabile e recalcitrantedi nozioni. E allora, è auspicabile che la multimedialità non sia soltanto un amplificatore comunicativo ma crei ambienti di apprendimento costruttivo in cui le conoscenze, operative e concettuali, siano impiegate in relazione ai loro usi e in contesti diversi. Gli insegnanti, con fatica e inventiva, nel momento in cui in sede laboratoriale lavorano con Word, Power Point o Toolbook trasformano in ambienti di apprendimento questi prodotti destinati dai progettisti ad un mercato extra-scolastico e recuperano il ritardo strategico delle case editrici. Ed è proprio questo lavoro capillarmente diffuso che mi spinge, oltre ad invitare l'editoria scolastica ad uno sforzo maggiore di creatività e fantasia progettuale, ad una considerazione finale.
Le specificità del mezzo elettronico (manipolabilità, riproducibilità, facilità di diffusione, ecc…) consentono agli insegnanti, per la prima volta, di produrre, scambiare, arricchire vicendevolmente gli strumenti di lavoro. Il computer, almeno parzialmente, consente di liberarsi dagli obblighi e dalle imposizioni del libro di testo. A fronte del diritto sacrosanto di veder riconosciuto il proprio lavoro e le proprie capacità, è necessario, allora, iniziare a discutere quali potrebbero essere le regole, le modalità, i canali attraverso cui avviare questa attività di produzione e di scambio.