ecologia e ambiente - Da piccolo farò l'architetto
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Da piccolo farò l’architetto
I bambini disegnano la città
di Laura Graziano

Ho osservato la città fin da piccola, dai finestrini di una cinquecento del ‘62. Mia mamma mi viene a prendere all’uscita da scuola e insieme attraversiamo la città rincorrendo i suoi impegni, lei alla guida io dietro; Montesacro: ritirare i documenti. Casaletto: edificio del Buon Pastore dove mia mamma insegna, in un castello! Boccea da un artigiano. S.Saba, finalmente a casa: che bello abitare qui!
Palazzi, balconi, alberi, strade finestre, piazze, incroci, portoni, statue, prati, gente. Spazi e tempi animati. Da grande farò l’architetto.

All’Università, o forse è più corretto "durante gli anni dell’Università", ho imparato a rappresentare lo spazio, a definirne i contorni, a proiettarlo su un foglio, a segmentarlo in una serie infinita di particolari.
Mi hanno insegnato a guardare, a riconoscere, a decodificare, a leggere i materiali, i colori, gli stili, le funzioni.
Prima ho disegnato in due dimensioni, poi in tre e con il computer l’immagine si è fatta sempre più simile al modello originale.

Poi un giorno ho visto un disegno sproporzionato e fantasioso, con immagini e testi, persone che parlavano, palazzi che si piegavano sulla via in movimento, con macchine e alberi schiacciati sulle vetrine colorate. Attraverso il disegno di un bambino ho rivisto l’immagine animata della città.
Non la rappresentazione piatta e segmentata delle tavole di un Piano Regolatore, ma una città con pezzi di discorso, con alberi, cartelli stradali, uomini e a volte anche con i suoni. (skkrieeeekk!) (A_gnnnn.wav)
Ora non faccio più l’architetto, lavoro in una società, la Lynx, dove si progettano ambienti digitali per i più piccoli con un attenzione che spesso manca a chi progetta gli ambienti della città reale.
Quando ho visto quel disegno mi trovavo nell’ufficio del Piano Regolatore per le bambine e i bambini del Comune di Roma, avevo di fronte il responsabile e gli mostravo il nostro software Miomondo.
Con il computer i bambini avrebbero potuto realizzare e mettere in Internet un mondo animato, più ricco e colorato di quello che avevano rappresentato su carta: mappe multimediali disegnate con aree e linee e riempite di icone parlanti, con testi immagini e suoni.

Chissà cosa avrei fatto se invece della cinquecento, ai tempi della scuola, avessi avuto un computer…forse avrei scelto Filosofia.

Comunque, così è nato GOAL (non ho mai capito il motivo di questo nome): un progetto condotto in 10 scuole della periferia di Roma per creare la prima rete di osservatori della città letta dai bambini.
I disegni, quelli dei bambini, si sono moltiplicati e a questi si sono aggiunte immagini e foto, testi, video e anche suoni.
In due anni i ragazzi hanno guardato il loro quartiere con la macchina fotografica, con la telecamera e hanno appuntato tutto su una mappa: percorsi quotidiani, aree di incontro, angoli preferiti.
Poi hanno montato tutto il materiale con un tecnigrafo virtuale ed hanno salvato il loro mondo per pubblicarlo su Internet
Nel frattempo anche i grandi hanno lavorato per realizzare il Nuovo Piano Regolatore e da qualche giorno hanno pubblicato tutto su Internet ().
Quello dei grandi è un disegno con linee colorate, aree a puntini, e scritte, quella dei bambini è una vera e propria città virtuale, con macchine, persone, suoni, ma anche con idee, proposte, osservazioni, il mondo che avevo visto dalla cinquecento.

Tra qualche mese termina il progetto Goal ma il "laboratorio della città virtuale" è appena iniziato.
Si chiamerà (sperando che non lo abbia già acquistato il brillante industriale del racconto di Stefano Penge "www.miomondo.it" e sarà uno spazio di discussione e di partecipazione, un finestra aperta sulla realtà cittadina vista dai bambini e dagli adolescenti, una città non solo rappresentata, ma anche vissuta, costruita per pezzi con giochi e osservazioni.

Forse esprimersi sulla vita sociale, sulle scelte e sui cambiamenti della città sarà un privilegio riservato solamente ai cittadini più giovani; a quelli, che ci racconterebbero che la cinquecento, prima di essere demolita, ha ospitato per un anno un barbone: la città, agli occhi di un bambino, è anche questo.